standard-title Area carcere / messa alla prova

Area carcere / messa alla prova

Favorire percorsi di inclusione sociale rivolti a soggetti in esecuzione penale e/o a fine pena

È questo l’obiettivo che l’Area Carcere della Cooperativa di Bessimo persegue in ogni azione progettuale rivolta ai detenuti negli Istituti di pena Bresciani – Nerio Fischione (già Canton Mombello), Verziano – con azioni progettuali diversificate e presso l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Brescia (UEPE), la Casa Circondariale di Bergamo e di Cremona.

Impegno iniziato negli anni ’90 e finalizzato, all’inizio, al mantenimento dei rapporti con i detenuti che erano in attesa di entrare in comunità terapeutica per i quali venivano attivate attività specifiche.

La Cooperativa è tra i gruppi fondatori dell’Associazione Carcere e Territorio nata, nel 1997, da un’idea di Giancarlo Zappa, allora Presidente del Tribunale di Sorveglianza a Brescia, appena collocatosi a riposo e conta, tra i consiglieri, anche la Cooperativa di Bessimo.

Il progetto statutario dell’associazione si pone come finalità generale quella di intervenire rispetto ai percorsi di inclusione di persone in esecuzione penale. L’idea è che la comunità locale «possa favorire un allontanamento dalle reti di relazione legate al reato (che in carcere permangono e anzi spesso si creano e/o consolidano) e un inserimento in reti di relazioni legati a differenti valori (legati agli ambiti affettivi, lavorativi, ricreativi, ecc.) con un conseguente aumento delle opportunità di inserimento sociale e di costruzione di percorsi di autonomia per la persona, dando attuazione al principio sancito dall’art.27 della Costituzione riguardante il fine rieducativo della pena. Crediamo fortemente che ciò favorisca una riduzione delle possibilità di recidiva e quindi un aumento della sicurezza collettiva».

Da qui in avanti si sono succeduti numerosi nuovi progetti e sono scese in campo figure nuove e diverse che sono impegnate sul versante del reinserimento di persone detenute proponendo progetti di reinserimento individuale, interventi propedeutici all’inserimento lavorativo ma anche contesti per l’accoglienza abitativa temporanea – l’Housing Sociale.

Esiti degli affidamenti

Le misure alternative nascono come conseguenza della crisi della pena detentiva, che per secoli è stata considerata dall’ordinamento giuridico unica reazione valida a pressoché ogni violazione della legge penale. Nel corso degli anni è poi andata affermandosi l’idea di un trattamento del detenuto attraverso interventi psico-sociali volti a rieducare il condannato e reinserirlo nella società, al fine di evitare le recidive.

Un’analisi del periodo dal 2001 al 2011, un arco temporale nel quale sono stati accolti nelle diverse sedi 205 persone affidate, ha consentito di stabilire quanti soggetti sono rimasti in comunità fino all’estinzione della pena, quanti hanno interrotto anticipatamente l’esecuzione della pena in misura alternativa, quanti invece hanno proseguito la permanenza in comunità oltre il termine di estinzione della pena e, di questi ultimi, quanti hanno portato a termine il piano riabilitativo.

La rilevazione è stata possibile per 173 persone è stata attuata tramite un’analisi incrociata dei dati relativi alla data dell’inserimento e di quelli relativi al fine pena con quelli riguardanti il motivo di chiusura del programma,

  • Il 27,7% dei casi pervenuti in affidamento terapeutico presso la Cooperativa di Bessimo per i quali è stata possibile la rilevazione, nel decennio 2001-2011, ha avuto esito negativo;
  • Il 30,2% delle persone inserite ha terminato la misura in affidamento territoriale. Per questi soggetti non è stato possibile determinare l’esito, positivo o negativo, della misura, ma è pacifico che sia andato a buon fine il piano educativo presso la Cooperativa;
  • Il 42% del totale ha portato a termine la misura, cioè è rimasto presso le strutture della Cooperativa almeno fino al termine di estinzione della pena;
  • Risultato particolarmente positivo è rappresentato dal fatto che di questi, il 48% è rimasto in comunità terapeutica oltre il fine pena, per concludere il piano educativo, nonostante avesse acquisito la libertà.

Se si ripercorre la storia di tutte queste persone, emerge come l’81,5% di coloro che avevano usufruito di un precedente affidamento, hanno riportato risultati positivi in quello successivo. Ciò vuol dire che un tentativo fallito non equivale a una sconfitta, ma in molti casi è solo la tappa di un percorso, preludio alla buona riuscita di quello successivo.

Azioni territoriali

La Cooperativa di Bessimo gestisce dal 2008 progetti a favore di detenuti nelle due carceri bresciane in stretta collaborazione con gli IP, UEPE e con la rete dei servizi, con il mondo della cooperazione e dell’associazionismo, dal 2009 gestisce inoltre quattro appartamenti per soggetti in esecuzione penale esterna in situazioni di grave emarginazione nella città di Brescia.

Vedi la sezione “Housing: Accoglienza abitativa temporanea” più avanti nel testo della pagina.

FIGURE PROFESSIONALI COINVOLTE:

Agenti di rete

Gli Agenti di Rete (figura presente solo in Lombardia) nell’ambito dei due istituti sul territorio bresciano – Nerio Fischione (già Canton Mombello) e Verziano – hanno il compito di attivare percorsi di reinserimento sociale coinvolgendo le realtà presenti sul territorio e potenziare la rete dei servizi in un’ottica di inclusione sociale.

Attivi dal 2006, proprio con l’attivazione del progetto «Agente di Rete», la loro figura è stata istituita in conseguenza a un’analisi di trend di costante crescita relativo al numero di presenze di detenuti negli istituti penitenziari della Lombardia e dalla presa visione di alcune problematiche relative: la carenza di personale di supporto educativo, l’estrema difficoltà ad avviare programmi personalizzati e attività di trattamento in un’ottica di reinserimento sociale, la necessità di una figura flessibile di relazione fra interno ed esterno.

L’Agente di Rete effettua colloqui su richiesta del detenuto, su segnalazione dell’area educativa (situazioni particolari che emergono dagli staff o che riguardano nuovi giunti alla prima carcerazione, richieste di detenzione domiciliare ex L.199/2010), di quella sanitaria oppure da parte del personale di Polizia Penitenziaria e dei volontari.
Tali incontri vertono principalmente su questioni attinenti alla vita interna al carcere (informazioni su corsi, lavoro, trasferimenti, modalità di accesso ai colloqui o alle telefonate), alla possibilità di accesso ai benefici di legge (molte persone recluse non conoscono i requisiti per poter accedere alle misure alternative o ai permessi). Compito dell’Agente è anche quello di informare i detenuti delle richieste che possono inoltrare, a seconda di quale sia la condizione giuridica di ciascuno e, a tal fine, può contattare avvocati, famigliari e altri operatori esterni o interni al carcere.

In accordo con l’Area Educativa, all’Agente sono affidati i compiti riguardanti i contatti con i famigliari. Una rilevante incombenza riguarda le pratiche burocratiche e amministrative attinenti ai rinnovi di documenti, cambio residenza, segnalazioni a notai. La figura dell’Agente di Rete che opera presso l’UEPE – Ufficio per l’esecuzione penale esterna – di Brescia ricopre un ruolo di affiancamento alle assistenti sociali nel reperire realtà di volontariato per soggetti in affidamento, nell’attivare e mantenere i contatti con Servizi sociali dei Comuni, nelle attività di segretariato sociale, monitoraggio dei lavori di pubblica utilità, lavoro di territorio.

Mediatore culturale

Ad essi si affianca quello della mediatrice culturale, presente nella Casa Circondariale di Brescia Nerio Fischione, che incontra in particolare i detenuti dell’area del Magreb con l’obiettivo di facilitare i rapporti fra l’Istituzione e i detenuti: nello specifico il suo ruolo è quello di creare un ponte tra il detenuto e l’operatore del carcere (educatore, operatori penitenziari, sanitari ecc).

La comprensione della lingua ha permesso una corretta comunicazione tra detenuto e l’operatore, una maggiore comprensione da parte dei detenuti stranieri dei diritti e dei doveri, delle regole da rispettare all’interno del carcere.

Psicologo

Presente è anche la figura dello psicologo che effettua, nella specifica della sua mansione, colloqui individuali di sostegno che si declinano in base alle necessità del singolo, colloqui di sostegno psicologico nei soggetti con particolari fragilità (abusatori di sostanze psicoattive illegali che l’UO Ser.T. non ha potuto prendere in carico in quanto non certificabili come tossicodipendenti, soggetti affetti da patologia psichiatrica in stretta collaborazione con il servizio di salute mentale), colloqui di sostegno psicologico nei soggetti “primari” (prima detenzione) o molto giovani al fine di accompagnarli durante l’espiazione della pena, colloqui di sostegno psicologico ai soggetti con figli in minore età: minore al fine di sviluppare una adeguata percezione del proprio ruolo genitoriale per consentire l’instaurarsi di rapporti funzionali con il minore e la famiglia, agevolando così il reinserimento.

Lo psicologo gestisce, inoltre, gruppi di confronto rivolti ai detenuti e finalizzati a consentire il confronto in particolare sul tema del post detenzione.

Educatori

Educatori professionali per accoglienza in housing si basano su un approccio multidisciplinare che sostiene le persone accolte in un percorso che parte dall’assegnazione di un alloggio per arrivare ad una progettualità condivisa con la persona accolta.

I principi sui quali l’intervento si basa sono l’analisi dei bisogni, il supporto educativo, la condivisione del patto educativo, collaborazioni territoriali. Le azioni principali sono l’accompagnamento ai servizi territoriali, il supporto educativo in attività di gestione del tempo libero, la promozione di attività di volontariato finalizzate al monitoraggio per l’ambito lavorativo, supporto se necessario nella gestione della casa, gruppi di supporto alla convivenza, colloqui individuali.

Operatore del lavoro

La cultura al lavoro è una leva fondamentale per la riabilitazione e va sostenuta con iniziative a diversi livelli: in primo luogo fornendo informazioni, quindi coinvolgendo i beneficiari nella riprogettazione di sé e della propria vita in un’ottica di legalità, inserendo progressivamente nel processo tutti gli operatori che possono accompagnarli nelle varie tappe.

È un lavoro che vede l’attivazione di molteplici figure e risorse: in primo luogo il beneficiario stesso, poi gli operatori pubblici e del privato sociale, che intervengono. L’inserimento lavorativo si realizza con la progettazione di percorsi personalizzati e finalizzati all’acquisizione di capacità ed attitudini lavorative come la socializzazione, l’acquisizione della dimensione lavorativa globale, l’apprendimento dei compiti, professionalità, autonomia e organizzazione del lavoro e la valutazione dei risultati.

Le azioni:

  • Colloqui iniziali di accoglienza e reciproca conoscenza tra l’operatore della mediazione e il beneficiario;
  • Sostegno del percorso individuale, bilancio delle competenze degli autori di reato beneficiari del progetto e riconoscimento delle loro potenzialità;
  • Contatto con il servizio di riferimento e attivazione della rete dei soggetti esterni ed interni al carcere (Agente di Rete, Assistenti Sociali, Cooperativa di inserimento lavorativo, Comuni, Agenzie Servizi al lavoro, ecc.) al fine di costruire un percorso mirato che sia realisticamente sostenibile per la persona e condivisa con i diversi Enti;
  • Attività di formazione per l’acquisizione di competenze di base, trasversali e/o tecniche professionali con eventuali attività laboratoriali propedeutiche al tirocinio extracurriculare;
  • Costruzione di percorsi formativi personalizzati integrati con il progetto educativo;
  • Attività di scouting per il matching della domanda e dell’offerta;
  • Tirocinio formativo extracurriculare; volto alla sperimentazione, monitoraggio e verifica del candidato allo scopo di consentire una più precisa lettura delle potenzialità, onde consentire una valutazione ed un orientamento più preciso;
  • Multidisciplinarietà dell’intervento;
  • Monitoraggio sia nell’ambito più prettamente lavorativo che dal punto di vista delle relazioni e delle autonomie personali.

Operatori per il Teatro Sociale

Nell’ambito della Casa di Reclusione di Verziano sono in atto, già da alcuni anni, due esperienze: il Laboratorio di Teatro Sociale Fragili legami, unica realtà in Italia, che coinvolge persone detenute, i loro figli, i familiari e giovani adolescenti provenienti da una comunità educativa e il Gruppo di Discussione Aperto, che coinvolge persone detenute e studenti universitari della Cattedra di Pedagogia della marginalità e dei diritti umani dell’Università di Bergamo.

Il progetto ha un carattere fortemente innovativo perché, per la prima volta in Italia, presso una casa di reclusione si sperimenta un processo trattamentale a sostegno della persona reclusa e del sistema di relazioni sociali di cui è parte composto da due fasi: una realizzata con la persona (pur sempre entro una dimensione di gruppo), e una con la rete affettiva e sociale di cui è parte la persona. L’integrazione dei due processi (personale e sociale), mediati attraverso lo strumento del teatro e del setting di gruppo e supervisionati dall’equipe educativa e psicologica presente nella casa di reclusione, permette il riconfigurarsi e rinsaldarsi progressivo della relazione.

Housing: Accoglienza abitativa temporanea

Il Progetto prevede di garantire una rete di offerta abitativa di circa 22 posti letto per soggetti a fine pena o in esecuzione penale esterna con la presenza di figure educative. L’ente accogliente sarà individuato in base ai bisogni ed alle caratteristiche della persona richiedente.

La governance del progetto è costituita da una Cabina di Regia coordinata dal referente dell’ente titolare e composta dai rappresentanti degli enti/istituzioni (CC Nerio Fischione, Casa di reclusione di Verziano, U.E.P.E., Comune di Brescia, Azienda Territoriale Servizi alla Persona di Breno, ATS di Brescia,  referenti enti patners  effettivi ) maggiormente coinvolti nell’ambito dell’esecuzione penale interna ed esterna e nel reinserimento sociale del detenuto.

Rif. Resp. progetto:
Ed.Prof. Gabriella Feraboli – Tel. 329.7391619 / Mail. resp_area@bessimo.it

Coordinatore progetto
:
Ed.Prof. Marco Dotti 335.5982362 / Mail. serviziocarcere@bessimo.it

Introduzione ai progetti

Per garantire la tutela dei diritti dei detenuti, sia in termini di possibile accesso alle misure alternative o ad una vita dignitosa all’interno del carcere, la cooperativa ha sempre partecipato a bandi regionali per mantenere in atto azioni specifiche rivolte a questo mondo.

Progetti che spaziano da fondi sociali europei, fondi erogati dalle ex ASL – attuali ATS – o fondazioni territoriali. Già dal 2007 partecipava attivamente alla progettazione sia come ente titolare che come ente partner di diverse progettualità che mantengono la presenza dell’agente di rete e le varie figure professionali coinvolte.

Rispetto ai progetti si è consolidata l’esperienza relativa all’accoglienza abitativa in diverse modalità di accoglienza (bassa, media, alta) in base alle caratteristiche e ai bisogni dei soggetti in carico. Infatti uno dei bisogni prioritari come già definita nelle relazioni annuali della garante dei detenuti emerge fortemente il bisogno di un alloggio per soggetti che non hanno nessuna rete familiare o amicale che li possa accogliere, in particolare per soggetti stranieri a volte non in regola con il permesso di soggiorno, garantendo così il diritto di accedere alle misure alternative.

Un’altra rilevazione importante è inerente al tema del lavoro: spesso le persone di cui si occupano gli operatori, sia interni al carcere che presso l’UEPE, non hanno o professionalità o elementi validi per accedere all’attuale mondo del lavoro per tanto si è ritenuto importante istituire un polo informativo all’interno del carcere e sperimentare l’utilizzo del tirocinio formativo presso cooperative di tipo B o aziende profit con un successiva assunzione.

Inoltre sono stati attivati percorsi di formazione preceduti da un bilancio di competenze per inquadrare la situazione di partenza (le capacità residuali del soggetto) per offrire una maggiore competenza da spendere nel mondo del lavoro.

I progetti:

Messa alla prova

Da alcuni anni, nel quadro complessivo della crisi che caratterizza l’istituzione carceraria, si sta facendo strada la giustizia riparativa (Restorative Justice o Probation) come strumento innovativo in ambito penale.

In particolare la Messa alla Prova permette, su richiesta dell’imputato, di sospendere il procedimento penale durante il primo grado per reati di minore entità.

Con la sospensione del procedimento, l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede come attività obbligatoria e gratuita, l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità (LPU) in favore della collettività che può essere svolto presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.

La cooperativa di Bessimo è convenzionata con il Tribunale di Brescia e Cremona per accogliere, presso le proprie strutture, persone che chiedono la “messa alla prova” come rito alternativo alla celebrazione del processo penale.

  • La misura può essere concessa dal giudice per reati puniti con la reclusione fino a quattro anni.
  • È esclusa l’applicazione ai contravventori e delinquenti abituali, professionali e per tendenza.
  • L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.

Le persone interessate possono chiedere informazioni all’Ufficio Accoglienza della Cooperativa:

Telefono: 030.99.37.236 / Email: accoglienza@bessimo.it

NOTIZIE:

Gabriella Feraboli – Responsabile Area Sviluppo – è intervenuta alla 12° edizione del Premio «Carlo Castelli»

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«Riconoscere l’Umanità in sé e negli altri per una nuova convivenza», questo il tema della 12° edizione del Premio «Carlo Castelli» per la solidarietà, il concorso letterario destinato ai detenuti delle carceri italiane promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli – http://www.sanvincenzoitalia.it/.

La cerimonia di premiazione è stata preceduta dal convegno «In carcere con umanità. Nell’incontro la scoperta dei valori comuni» al quale tavolo è stata inviata a partecipare Gabriella Feraboli, Responsabile Area Sviluppo della Cooperativa di Bessimo, che è intervenuta sul tema «La cura della persona in difficoltà può fare la differenza».

Il suo intervento è stato inserito nell’antologia «Il bisogno di Umanità» dove sono state raccolte le dieci opere meritevoli insieme ai testi dei primi tre classificati del concorso letterario e ad altri testi e esperienze sulla vita carceraria e delle realtà che ruotano attorno a questo mondo con saggi tra gli altri di Luigi Accattoli (giornalista, scrittore e presidente della giuria), Rita Barbera (già direttore del carcere dell’Ucciardone di Palermo), Carmelo Cantone (Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per le regioni Lazio – Abruzzo e Molise), Michele Ferrandina (direttore Casa Circondariale di Matera), Guido Traversa (docente di Filosofia morale presso l’Università Europea di Roma).

L’evento si è svolto con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero della Giustizia, dell’Università Europea di Roma, della Fondazione Matera Basilicata 2019 e con il riconoscimento di una speciale medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Segnaliamo un articolo – dal titolo «Scrivere rende liberi» – pubblicato da L’Osservatore Romano (Media partner dell’evento): http://bit.do/osservatore-romano