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Progetto Avatar – fatti non foste

PROGETTO «AVATAR- FATTI NON FOSTE»  

IL PROGETTO:

Il progetto «Avatar – Fatti non foste» nasce dalla collaborazione fra le Cooperative Sociali di Bessimo e Fraternità, da tempo sensibili al tema dell’esecuzione penale e attive sul territorio con svariati progetti soprattutto in ambito giovanile.

Nel Progetto «Avatar – Fatti non foste» le Cooperative, la Direzione della Casa Circondariale «Nerio Fischione» e l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Brescia pongono al centro della loro collaborazione  la necessità di accompagnare i giovani in percorsi di crescita e offrire loro strumenti per favorire la propria realizzazione personale in contesti di legalità. 

OBIETTIVI E INTERVENTI:

Il Progetto «Avatar – Fatti non foste», grazie al fondamentale contributo della Fondazione Cariplo, prevede l’attivazione di diverse azioni rivolte a giovani presenti nella Casa circondariale di Brescia e giovani in condizione di limitazione delle libertà personale nel territorio.

Dal Primo Febbraio 2022 il Progetto «Avatar – Fatti non foste» ha attivato uno spazio giovani all’interno dell’IP di Brescia «Nerio Fischione», aperto tutti i pomeriggi con l’obiettivo di coinvolgere i giovani detenuti. I giovani sono coinvolti in attività riabilitative quali: corsi di arte, teatro, musica e di affiancamento allo studio così come un percorso di Video Game therapy.

Oltre all’intervento all’interno dell’Istituto Penitenziario il progetto intende rivolgersi ai giovani in custodia cautelare, in messa alla prova o in altra misura esterna.

Questo intervento offre ai giovani che si trovano agli arresti domiciliari un’opportunità rieducativa corrispondente a quella che dovrebbe essere propria dell’esecuzione della pena secondo il dettato di cui all’art. 27 della Costituzione.

Nello specifico si prevede una figura educativa (Educatore Domiciliare) che possa affiancare i giovani e le loro famiglie che stanno affrontando questa particolare situazione. Le circostanze in cui vive una persona agli arresti domiciliari possono creare disagio sia al soggetto che ai suoi famigliari e questo genera bisogni e difficoltà che possono portare a una recrudescenza della situazione.

Gli interventi dell’Educatore Domiciliare potranno essere richiesti dai famigliari e dall’avvocato di fiducia.

Per attivarlo vi sarà un colloquio di approfondimento della situazione tra il legale e l’educatore seguito da:

  • Colloqui di conoscenza del giovane e dei suoi bisogni nonché delle difficoltà, risorse residue, aspettative;
  • Definizione di un patto educativo sulla base dei bisogni emersi;
  • Definizione di un Progetto Individualizzato.

L’intervento si declina poi nell’ascolto, supporto ed accompagnamento rispetto a:

  • Rapporti familiari
  • Esigenze lavorative del soggetto posto agli arresti domiciliari con eventuale inserimento in laboratori occupazionali;
  • Ri-motivazione alla ripresa di un percorso scolastico
  • Aggancio alla rete dei Servizi Sociali Territoriali qualora se ne ravvisi la necessità
  • Collaborazione con il legale per la definizione di un possibile progetto teso a fare sì che gli arresti siano risorsa e non limite

Qualora il giovane fosse in carcere in attesa di scarcerazione per usufruire agli arresti domiciliari cautelari, il contatto con l’Educatore Domiciliare può avvenire tramite gli Agenti di Rete che operano negli Istituti o tramite l’avvocato.

Oltre all’intervento domiciliare, al fine di favorire opportunità di inclusione sociale e occupazionale il progetto potrà attivare:

  • laboratori occupazionali,  
  • gruppi tematici anche composti da pari
  • colloqui e\o gruppi di supporto ai famigliari;

L’equipe di lavoro è composta da educatori professionali, psicologo, arteterapeuta e musicoterapeuta e un supervisore.

Per maggiori informazioni scrivere una mail all’Educatrice Professionale Alessia Pizzocolo: a.pizzocolo@bessimo.it

Lo staff del progetto

Con il contributo di Fondazione Cariplo