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Montagnaterapia

MONTAGNATERAPIA:
Insieme scalando le vette della riabilitazione

“Montagnaterapia” significa che la Montagna fa bene. Non solo al corpo ma anche – e soprattutto – allo spirito. Ecco perché scalare, arrampicare, fare escursioni e passeggiare diventano momenti importanti, strumenti di prevenzione, cura e riabilitazione.

La definizione ufficiale, coniata nel 1999, descrive la “Montagnaterapia” come un

[…] originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura ed alla riabilitazione degli individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilità; esso è progettato per svolgersi, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell’ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna

Che, per dirlo con parole più semplici, significa che la Montagna fa davvero bene, più di quanto si possa immaginare. È una medicina portentosa per persone che presentano problematiche, patologie o disabilità e che lavora sull’armonia di gruppo, sull’uomo e sui suoi valori.

Non è da molto che la si considera davvero una terapia, forse per l’idea radicata che le medicine siano per forza di altro genere, forse perché ci è voluto del tempo perché i risultati raccontassero più chiaramente di tante parole. Ora la sua valenza terapeutica è riconosciuta in ambito sanitario e i suoi risultati sono ben visibili nei contesti dove viene messa in atto.

Sostenuta fin da subito dal CAI – il Centro Alpino Italiano – la “Montagnaterapia” si è fatta strada in molte regioni italiane ed è riuscita ad unire ed avvicinare realtà diverse del privato e del sociale intrecciando soggetti e metodologie per lavorare sui valori, quelli profondi, radicati nell’anima che la montagna è in grado di far vibrare, di portare alla luce soprattutto se sepolti sotto un passato difficile. Insieme si scopre come superare piccoli e grandi limiti sia personali che condivisi, si prende coscienza di sé e del proprio posto corale nella società con gli altri.

Mi è servita per capire che stavo e che sto meglio anche senza droghe, che la mia strada è cambiata in meglio: è stata la chiave di volta per riscoprire e ridare importanza a tanti valori che mi hanno reso una persona migliore. Ho capito che non ci sarei più ricaduto, che scalare mi aveva salvato.

Sono parole di Dario che, nel 1988, ha iniziato a fare l’esperienza della “Montagnaterapia” presso una nostra comunità terapeutica e che ha voluto trasformare le sue emozioni in parole per il suo educatore che con lui aveva condiviso l’esperienza e gliel’aveva trasmessa.

Sono persone come Te – continua – che mi hanno permesso di fare un viaggio dentro di me e scoprire che era nata una passione piena di valori e di cose positive che mi hanno portato fino a qui, fino a capire che ogni giorno si può crescere e migliorare in positivo.

Parole che valgono forse più di qualsiasi altra definizione clinica dell’apporto positivo che la montagna rappresenta.

Anche la nostra cooperativa sociale opera con la “Montagnaterapia” presso la Comunità di Fara Olivana, che ha attivato il gruppo “Emozioni Verticali portando in montagna le persone inserite in comunità con problemi di dipendenza e tornando ogni volta con esperienze di gruppo positive, sane ed emozionanti.

È così dal 1987, prima ancora che se ne desse una definizione formale e condivisa, anche se l’esperienza si è consolidata come gruppo terapeutico nel 2002 coniando il nome e fissando obiettivi ben precisi.

Le esperienze vengono realizzate da gruppi composti da circa 2 operatori e 7 persone (scelte accuratamente in base alle proprie capacità confrontate con la tipologia di percorso) al fine di:

  • vivere esperienze sane in ambiente montano
  • aumentare le proprie abilità nell’analisi dei problemi, nel trovare soluzioni, nel prendere decisioni
  • sperimentare la fiducia reciproca
  • vivere emozioni forti in sicurezza
  • vivere l’aiuto reciproco
  • prendere consapevolezza dei propri limiti e capacità
  • aumentare la capacità di organizzarsi e programmarsi
  • aumentare la capacità di porsi degli obiettivi e saperli raggiungere
  • sperimentare come gestire in modo adeguato le emozioni, il senso del vuoto e di paura.
  • aumentare la capacità di superare le difficoltà, di gestire le frustrazioni e lo stress
  • vivere un’esperienza intensa di gruppo e saper collaborare con gli altri componenti
  • applicare le indicazioni di prevenzione e sicurezza: rispetto delle regole, delle procedure e delle gerarchie

Al centro, sempre, le dinamiche, le interazioni tra singoli e con il gruppo, le singole esperienze e l’esperienza di gruppo che poi, gli educatori, utilizzano come spunti di riflessioni da condividere per crescere insieme, per maturare, per aggiungere al percorso un tassello sempre nuovo. Ogni esperienza è tesoro per ciò che sarà.

In questa attività non siamo soli: infatti il gruppo “Montagnaterapia” della Lombardia si riunisce circa 3, 4 volte all’anno presso la sede del CAI di Bergamo e organizza un raduno annuale dedicato ai gruppi appartenenti alla Lombardia.

Ogni due anni, invece, si tiene un convegno Nazionale sulla “Montagnaterapia”.

Ad oggi sono cinque quelli realizzati:

  • 2008 Riva del Garda
  • 2010 Bergamo
  • 2012 Rieti
  • 2014 Cuneo
  • 2016 Pordenone

E un prossimo programmato in Sardegna nel 2018.