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Contributi per Don Redento

Ciao don Redento

Don Redento ci ha lasciati il 16 novembre 2020. Di certo mai lo dimenticheremo e, anzi, ci accompagnerà ogni giorno con il suo esempio, le sue parole e tutto ciò che ci ha insegnato. In questa pagina abbiamo raccolto i tanti contributi ricevuti in occasione della sua scomparsa: articoli di giornale, servizi tg, video, messaggi, il discorso che il presidente della Cooperativa di Bessimo ha tenuto durante le esequie, il testo dell’omelia di Mons. Tremolada pronunciata durante il funerale e altri materali.

Testo del discorso pronunciato durante la celebrazione del funerale di Don Redento Tignonsini da Giovanni Zoccatelli, Presidente della Cooperativa di Bessimo –  19 Novembre 2020

 La scomparsa di Don Redento, del  fondatore della nostra cooperativa, sta lasciando – soprattutto per chi lo ha conosciuto personalmente – un enorme vuoto ma, allo stesso tempo, sta mettendo in risalto lo spessore di una persona che con la sua fede, con la sua sensibilità e la sua volontà, ha deciso di battersi e occuparsi di chi sta male, di chi, sentendosi emarginato e giudicato, aveva  bisogno di sentirsi  accolto e considerato. Lo spessore di una persona semplice che non amava apparire, pratico e concreto nella sua […] (continua a leggere, clicca sul bottone a seguire)

Testo del discorso pronunciato durante la celebrazione del funerale di Don Redento Tignonsini da Giovanni Zoccatelli, Presidente della Cooperativa di Bessimo.

19 Novembre 2020 –  La scomparsa di Don Redento, del  fondatore della nostra cooperativa, sta lasciando – soprattutto per chi lo ha conosciuto personalmente – un enorme vuoto ma, allo stesso tempo, sta mettendo in risalto lo spessore di una persona che con la sua fede, con la sua sensibilità e la sua volontà, ha deciso di battersi e occuparsi di chi sta male, di chi, sentendosi emarginato e giudicato, aveva  bisogno di sentirsi  accolto e considerato. Lo spessore di una persona semplice che non amava apparire, pratico e concreto nella sua operosità quotidiana fatta anche di orto, di pollaio, di pinze martelli e chiodi ma fatta anche di profondo impegno politico nel senso di passione per il bene comune – soprattutto partendo dalle persone considerate ultime e malfamate. Come gli aveva insegnato suo padre – contadino – che, oltre ad insegnargli a coltivare la terra, gli insegnava a donare ai poveri dicendo ai figli, quando si avvicinava qualche povero a chiedere la carità, «fioi, el riva el Signur» perché il Signore, il buon Dio, è nei Cristi senza croce. Molte delle sue imprese partivano dall’accoglienza fattiva ma erano sostenute da un altrettanto fattiva critica e messa in discussione del pensiero dominante o benpensante; spesso diceva che la funzione degli operatori sociali è anche quella di essere «disturbatori di coscienze».

Con la sua opera concreta, con la sua capacità di coinvolgere persone e di disturbare coscienze, ha coagulato attorno a sé, e attorno alle sue iniziative, tantissime persone.

Persone, idee e coinvolgimento che hanno permesso alla prima Comunità di Bessimo di diventare quella che oggi è la Cooperativa di Bessimo. Tutti noi e tanti altri che, negli anni, hanno avuto a che fare con le attività della nostra cooperativa, si sentono riconoscenti nei confronti di questo uomo e questo prete semplice ma volitivo, persona sensibile, calda e accogliente con tutti, educatore in grado di vedere in ognuno spazi, capacità e risorse uniche e irripetibili. Tanti operatori e volontari di Bessimo hanno poi sviluppato attività sociali in altri settori e in altre cooperative sociali stimolati dalle sue idee e dal suo esempio. Chiunque tra di noi che lo abbia conosciuto, ha un ricordo specifico e personale di quello che questo uomo ha significato per la via di ognuno.

Rileggendo in questi giorni i tantissimi messaggi di vicinanza ho notato la varietà dei contenuti dei diversi attestati di stima. Ognuno ricorda e sottolinea aspetti di Redento molto diversi tra loro; chi lo ricorda come padre, come faro, come persona calda, sensibile, accogliente, deciso, fermo, autorevole. Tutti, però, hanno un ricordo di una persona che li ha aiutati a stare meglio, a sentirsi realizzati, a trovare la propria strada, il proprio ruolo nella vita. Redento era tutto questo perché aveva capito e agiva quotidianamente l’accettazione dell’altro e, attraverso tale forma non giudicante di accoglienza, consentiva ad ognuno di far emergere, di far uscire la parte migliore di se stessi. È stato sicuramente anche un grandissimo educatore nel vero senso del termine educare; riusciva a far sentire ognuno «sognato», vedeva in ognuno cose e prospettive che a volte neanche la persona stessa vedeva, riusciva a stimolare e far emergere il protagonismo di ognuno.

Penso che la foto che campeggiava in questi giorni nella camera ardente, e che gli abbiamo regalato in occasione dei suoi 80 anni, in certa misura racconti e rappresenti molto della vita di Redento. Si tratta sì di una bella foto di Redento con la sua bellissima barba ma, se guardata con attenzione da vicino, ci si rende conto non essere una semplice foto ma un’immagine costruita graficamente mettendo assieme centinaia e centinaia di piccole foto di persone che hanno fatto un pezzo di strada con lui.

Redento ha sempre trasmesso una grande fede in Dio, ha sempre creduto nella provvidenza e agito la solidarietà anche con forme spesso visionarie e anticipatrici di idee e progetti che, solo dopo anni, si sarebbero realizzate. Non lo ha fatto però ricercando innovazione a tutti i costi ma partendo dalla constatazione che spesso ripeteva: «è più facile occuparsi del presente e progettare il futuro che non curare il passato». Lo ha fatto attraverso l’empatia, attraverso l’ascolto e l’osservazione partecipata e attenta dei bisogni delle persone che incontrava e cercando concretamente di dare risposta a questi stessi bisogni. Non rispondeva ai bisogni attraverso azioni assistenzialistiche ma credendo sempre nel potere e nella responsabilità degli individui nel cercare la propria felicità. Faceva la carità ma stimolava e chiedeva reciprocità alle persone che aiutava con il frequente benefico risultato di moltiplicare le risorse disponibili e, nello stesso tempo, restituendo dignità e ruolo sociale e gratificante anche alle persone che aiutava. Questo mix così affascinante e coinvolgente ha generato la cooperativa di Bessimo che, con estrema umiltà e realismo, ha sempre definito come una cosa più grande di lui perché frutto della volontà di nostro Signore e perché frutto del potere personale di scelta e della responsabilità di tutte le persone che nei servizi della cooperativa lavoravano, svolgevano volontariato o chiedevano una mano.

A 70 anni, con sofferenza ma con estrema semplicità, ha poi deciso di tornare a fare il parroco e di lasciare la gestione della cooperativa di Bessimo pur rimanendo costantemente in contatto e contento di venire coinvolto nelle varie iniziative che si sono sviluppate in questi anni.

Pur nel dolore e nel vuoto di questi momenti, siamo tutti consapevoli ora della necessità di continuare l’opera e la missione che Redento ha avviato e il ricordo del bene che ha fatto resterà sempre nei nostri cuori.

Da alcuni anni Redento  era tornato a fare il parroco alla Sacca di Esine, in Valle Camonica, e anche li è riuscito a smuovere le montagne e a disturbare le coscienze.

Da Palmina, dalle volontarie e da alcuni parrocchiani che sono stati a fianco di Redento in questi anni – e soprattutto in queste ultime settimane – abbiamo saputo che oggi avrebbe voluto avere vicino anche i suoi ragazzi. I suoi ragazzi, seppur non presenti fisicamente oggi a causa del Covid, sono presenti sicuramente in forme molto diverse. Se ricerchiamo su Google con la parola «Redento», ci rendiamo conto di quante visualizzazioni ci sono state in questi giorni, di quanti grazie sono stati inviati e di quanto bene abbia fatto questo prete, questo uomo e di quante coscienze abbia smosso e riattivato.

Come tanti altri preti di strada, preti di frontiera o preti dedicati all’impegno sociale, anche Don Redento ha contribuito alla costruzione di un mondo più responsabile nel quale, ognuno di noi, è chiamato ad essere operatore di giustizia e può fare la propria parte per contrastare le ingiustizie.

Per tutti questi motivi possiamo dire che Don Redento è stato sicuramente il Fondatore della Cooperativa di Bessimo ma è stato SOPRATTUTTO il fondatore, assieme a tanti altri preti e laici, di un movimento civile attraverso il quale la chiesa, la fede e gli insegnamenti cristiani, si sono concretizzati giorno per giorno nella vita quotidiana ma anche nell’impegno sociale e politico nel senso più nobile del termine. Tutto ciò per dare concretezza alla frase «non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia».

Per tutto questo siamo in tantissimi a poter dire «Grazie RED», resterai sempre nei nostri cuori e nelle nostre attività.

Giovanni Zoccatelli
Presidente della Cooperativa di Bessimo ONLUS

 

Sacca di Esine, 19 novembre 2020 – Esequie di don Redento Tignonsini – Omelia del Vescovo Pierantonio

Diamo oggi il nostro ultimo saluto ad un uomo che ha lasciato un segno profondo in questa valle, nella nostra chiesa bresciana, in terra di missione ma soprattutto in tanti cuori. Un uomo di Dio, di profonda fede e di grande carità. Un sacerdote forse un po’ fuori dagli schemi, ma che è stato per molti un punto di riferimento, una giuda, “un faro” – come tanti hanno detto di lui pensando al bene ricevuto […] (continua a leggere, clicca sul bottone a seguire)

L’Omelia del Vescovo Mons. Pierantonio Tremolada

Sacca di Esine, 19 novembre 2020 – Esequie di don Redento Tignonsini – Omelia del Vescovo Pierantonio

Diamo oggi il nostro ultimo saluto ad un uomo che ha lasciato un segno profondo in questa valle, nella nostra chiesa bresciana, in terra di missione ma soprattutto in tanti cuori. Un uomo di Dio, di profonda fede e di grande carità. Un sacerdote forse un po’ fuori dagli schemi, ma che è stato per molti un punto di riferimento, una giuda, “un faro” – come tanti hanno detto di lui pensando al bene ricevuto.

All’apparenza burbero, in realtà semplicemente autentico, schietto nella sua indole montanara, ruvido nella scorza ma tenerissimo nella sostanza, amorevole e insieme inflessibile, capace di una singolare empatia, di cui erano espressione i suoi occhi chiari e buoni. Una persona che non faceva sconti al Vangelo, soprattutto sul versante del servizio ai più poveri.

Ho avuto modo di ascoltare una recente intervista che don Redento ha rilasciato, in modo del tutto informale, nella quale ha voluto raccontarsi. Mi ha colpito la grande riconoscenza nei confronti dei suoi genitori: “Il mio DNA – diceva – viene da loro. La nostra casa era sempre aperta e tutti quelli che avevano bisogno di un pasto o di un letto lo trovavano. Quando qualche viandante un po’ perso arrivava nel nostro cortile, mio papà veniva in casa e diceva nel suo immancabile dialetto: “C’è qui il Signore!”. Sono esattamente le parole che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. Nell’ultimo giorno, il giorno del nostro giudizio, quando ci troveremo davanti al grande re che è in realtà il Cristo crocifisso e risorto, ci sentiremo dire: “Qualunque cosa avete fatto a uno solo di questi miei fratelli, l’avete fatta a me”.

“Essere cristiani, cioè gente di fede, e fare del bene al prossimo: erano i due cardini della nostra vita quotidiana” – questo diceva ancora don Redento ricordando la sua famiglia. Un programma semplice ed essenziale, che ritroviamo nella sua testimonianza sacerdotale, totalmente segnata dal desiderio di vivere il Vangelo in modo semplicemente radicale. Così ha guardato anche al suo ministero sacerdotale. Più volte ha ripetuto: “Non mi interessa tanto fare il prete, mi interessa essere prete”. In tutti i luoghi in cui la Provvidenza lo ha guidato ha voluto rendere onore a questo sincero desiderio. Dopo le prime esperienze pastorali a Gratacasolo e a Breno, gli anni dell’esperienza missionaria lo hanno visto condividere la situazione di estrema povertà delle popolazioni del nord del Kenia, in un zona soffocata dal deserto dove mancava l’acqua e la vita era costantemente in pericolo.

A lui si devono i dodici pozzi che ancora oggi dissetano le tribù di quel territorio e insieme ad essi la vita cristiana che là è sbocciata. “Ho avuto sete e mi avere dato da bere!” – direbbe il Signore, nel duplice senso del dono dell’acqua e del Vangelo.
Al suo ritorno nella nostra chiesa diocesana e in questa Valle Camonica da lui tanto amata, don Redento ebbe subito chiaro in quale direzione doveva orientarsi il suo grande desiderio di essere prete secondo il cuore di Cristo. La tragedia della tossicodipendenza stava falcidiando l’intero territorio bresciano. Occorreva farsi carico di tante giovani vite, che sarebbero andate perdute senza un aiuto saggio e coraggioso. Qui ritenne che doveva giocarsi tutta l’energia del suo grande cuore, accogliendo una sfida nuova, estremamente impegnativa e insieme assolutamente necessaria.

Nacque così la Cooperativa di Bessimo, alla quale egli si dedicò con straordinaria passione e con intelligente generosità. Negli anni della sua attività, che è ancora in corso, migliaia di ragazzi sono stati aiutati ad affrontare la tremenda battaglia del riscatto: uscire dal tunnel della droga e ritrovare la gioia di una vita libera e serena. Tutta la comunità della Valle Camonica, ma anche l’intera provincia di Brescia, ha da subito percepito la portata del grande bene che quest’opera stava realizzando e non ha mancato di esprimere a don Redento la sua riconoscenza: per due volte fu infatti insignito del Premio Bulloni.
Infine, il servizio come parroco alla Sacca.

Una comunità che ha le dimensioni di una grande famiglia e che è diventata il luogo di una testimonianza singolare di comunione e di servizio ai più poveri. Il sagrato dove “chi ha metta e chi non ha prenda” è ormai diventato famoso. L’attenzione alle persone della comunità ma anche di varie provenienze è stato lo stile quotidiano di un parroco la cui originalità non passava inosservata, ma che sempre mirava a far percepire ad ogni persona l’amore di Cristo. “Ciao uomo!” era il suo saluto, che più di tanti discorsi faceva capire che cosa gli stesse veramente a cuore: la dignità e la gioia di ciascuno.

Affidiamo don Redento all’abbraccio del suo Signore, quel Signore che tanto ha amato e che ha servito con straordinaria passione e generosità. Lo immaginiamo tra quelli ai quali sono rivolte le parole che di nuovo abbiamo ascoltato nel Vangelo che è stato proclamato. “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete il regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo”: regno di pace e di giustizia, regno di amore e di bontà, regno di eterna felicità. Quello che don Redento ha seminato nella sua intensa vita ora lo ritrova moltiplicato, perché colui al quale ha consegnato la sua vita è fedele alle sue promesse e infinitamente grande nell’amore.

Lo accolga nella gloria luminosa della sua casa e dia a lui il riposo eterno dei giusti.

+ Pierantonio
Vescovo di Brescia

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Il Testamento spirituale di Don Redento

Dal Gruppo Facebook “GLI AMICI DI DON REDENTO”

Rassegna video

“LA VALLE PIANGE DON REDENTO” dal Tg di Teletutto – 17/11/2021

“UN GRAZIE CORALE A DON REDENTO” dal Tg di Più Valli Tv – 17/11/2020

“RICORDO DI DON REDENTO TIGNONSINI” dal Tg di TeleBoario – 17/11/2020

“É SCOMPARSO DON REDENTO TIGNONSINI” – TeleBoario – 17/11/2020