standard-title Sostegno Psicologico Psichiatrico

Sostegno Psicologico Psichiatrico

In tutte le nostre comunità terapeutiche è previsto l’intervento dello Psicologo nei seguenti ambiti:

  • supervisione quindicinale agli staff;
  • attività rivolte agli utenti (colloqui di valutazione, colloqui di supporto, gruppi di sostegno psicologico)
  • attività rivolte ai bambini
  • partecipazione all’equipe multidisciplinare

In alcune comunità è previsto l’intervento dello Psichiatra che interviene nei seguenti ambiti:

  • monitoraggio della terapia farmacologica
  • consulenza e formazione all’equipe
  • valutazione utenti
  • partecipazione all’equipe multidisciplinare, quando previsto

Il monte ore di queste figure viene determinato ogni anno dal Consiglio di Amministrazione su proposta del Responsabile Psicologi, che predispone un piano annuale e lo mantiene monitorato.

Ogni Responsabile di Comunità stabilisce l’utilizzo delle ore di intervento psicologico rivolte agli utenti, in base ai seguenti criteri:

  • gli interventi psicologici devono raggiungere la totalità delle persone che sono inserite nelle nostre comunità
  • tali interventi devono risultare sempre più integrabili con le attività quotidiane presenti nelle nostre comunità
  • tali interventi devono essere quantificabili e verificabili e devono risultare all’interno del Progetto Educativo Individualizzato (PEI) dell’utente

Per questo motivo il Sistema Qualità prevede un documento fornito ai professionisti che collaborano con noi con le indicazioni procedurali ed amministrative ed un modulo per la rilevazione delle attività prestate.
Tutte le attività di Psicologo o Psichiatra sono svolte presso la comunità terapeutica.
Il Responsabile Psicologi è la Dott.sa Grazia Ardesi, Responsabile Risorse Umane della Cooperativa di Bessimo. 
Questa figura assegna gli Psicologi alle comunità terapeutiche in accordo con il Resp. Servizi Residenziali, interviene sulla gestione dei problemi con le comunità e cura l’aspetto contrattuale.

La valutazione psicologica / psichiatrica si realizza attraverso:

  • la lettura del materiale scritto proveniente dal SERD, o altro Servizio Inviante, e dal Servizio Accoglienza;
  • il colloquio o i colloqui con l’utente, limitati a tracciare il profilo dell’utente stesso;
  • la condivisione in equipe multidisciplinare e la compilazione del PEI;

l’eventuale stesura di una relazione scritta (che viene allegata nel FASAS dell’utente) all’interno della quale poter trovare delle indicazioni di massima e delle ipotesi sul soggetto e su possibili strategie ed indicazioni operative da fornire allo staff educativo.

Il supporto psicologico / psichiatrico è possibile purché rientri nel monte ore assegnato alla comunità.
L’equipe individua l’obiettivo e la sua durata e propone al professionista la presa in carico della persona.

Gruppo di sostegno psicologico
In alcune comunità la figura dello Psicologo gestisce e conduce percorsi di gruppo terapeutico di varia natura (gruppo per alcolisti, psicodramma ecc..).

Supervisione e consulenza alle equipe delle comunità terapeutiche
Ogni comunità terapeutica dispone di un intervento di supervisione quindicinale.

Obiettivi:

1) Supervisionare l’intervento dell’equipe educativa perché possa instaurare un’adeguata relazione di aiuto con l’utenza, attraverso:

  • la discussione, il confronto e l’elaborazione dell’intervento sui casi singoli;
  • la possibilità, attraverso l’esposizione di casi, di rielaborare le emozioni suscitate negli educatori nella relazione d’aiuto con l’utenza, distinguendo quanto appartiene al proprio mondo emotivo (fantasie, ansie, aspettative, reazioni, difese, schemi di comportamento, ecc.) da quello che appartiene al soggetto del quale l’educatore è case manager (partendo dalla richiesta e dalle risorse reali del soggetto stesso), perché l’intervento sia il più adeguato possibile;
  • il raggiungimento di una buona relazione fra i membri dell’equipe e della capacità di confronto costruttivo al proprio interno (analisi delle dinamiche interne), dato che l’intervento educativo in comunità nel suo complesso è un intervento d’equipe.

2) Supervisionare i processi educativi perché siano coerenti con l’orientamento terapeutico-educativo della comunità.

«Un pezzo di strada insieme»: la lettera di Nico Divincenzo – Maggio 2020

Tanto inaspettata quanto gradita, abbiamo ricevuto una lettera firmata da Nico Divincenzo, psicologo che ha collaborato con la Cooperativa di Bessimo. 
Con il permesso di Nico, data l’intensità e il valore delle sue parole, la condividiamo davvero volentieri con tutti coloro che vorranno leggerla.
Nico ha prestato servizio in Cooperativa dal novembre 2000 al dicembre 2019 nelle comunità di Cividate Camuno, Gabbioneta, Paitone e Rogno.
La lettera si intitola «Un pezzo di strada insieme», leggila cliccando qui sotto:

Leggi la lettera di Nico Divincenzo:

«Un pezzo di strada insieme» – la lettera di Nico Divincenzo – Maggio 2020

«Caro Giovanni- caro Presidente-, cara Grazia, cari colleghi,

sono ormai trascorsi cinque mesi dal mio ultimo giorno di lavoro nelle comunità, Cividate al mattino seguita da Rogno nel pomeriggio.

È ancora vivo nella mia memoria il ricordo di quella mattina di novembre del 2000, quando

scesi dal pullman alla fermata di Rogno per incontrare Beatrice Fona e Gianni Lazzari. Avevo con loro un appuntamento per un colloquio che avrebbe poi selezionato un consulente psicologo da impiegare all’interno della Cooperativa.  Ricordo ancora la telefonata che sarebbe seguita dopo qualche giorno. Era Beatrice, mi comunicava che ero stato scelto e che avrei quindi iniziato il mio incarico.

Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro, dopo un paio di settimane. Cividate al mattino e Rogno al pomeriggio.

Nel corso degli anni successivi si sono aggiunti altri incarichi presso altre Sedi, alcuni di questi con cambio di ruolo, altri conclusi.

Un anno fa iniziavo a dare le mie dimissioni in alcune sedi, fino ad arrivare al mese di dicembre, quando concludevo il mio incarico anche a Cividate e Rogno. Cividate al mattino e Rogno al pomeriggio, diciannove anni dopo. Ho concluso allo stesso modo con cui ho iniziato.

Una decisione di dimissioni repentina, presa rapidamente nel corso dell’ultimo anno ma maturata nel tempo e legata alla mia difficoltà a sopportare gli spostamenti che il questo lavoro necessariamente implicava. Una stanchezza sempre più crescente da qualche anno a questa parte, fino a dover constatare che non sarei riuscito a continuare ancora troppo a lungo.

Avrei certamente potuto continuare per qualche anno ancora, lo avrei fatto volentieri anche sapendo che in un futuro, più o meno lontano, le mie difficoltà sarebbero potute solo aumentare ed una scelta sarebbe diventata improrogabile. Era una scelta che immaginavo purtroppo necessaria già dall’inizio, ma che nel corso degli anni portava con sé un dolore che cresceva quanto più aumentava il mio legame con la Cooperativa (con le persone che ne facevano parte) e col lavoro che facevo.

Più volte, nel corso degli anni, sono stato tentato a domandare la possibilità di contrattualizzare la mia posizione in modo da rendere stabile la mia presenza nella Cooperativa, quantomeno all’interno di quelle Sedi in cui il rapporto aveva una solidità particolare, così come alla possibilità di un mio impiego anche in altri ruoli. La mia era una volontà di essere non solo un consulente (come si dice, esterno) ma uno di voi, poter progettare, costruire ed avere un dialogo continuo su cose da fare insieme. Desideroso di legare in modo più forte il mio nome a quello della Cooperativa ma allo stesso tempo frenato da una banale questione di chilometri.

Ricordo ancora, come fosse oggi, la telefonata di Guido in cui mi faceva gli auguri per il mio quinto anno di lavoro in Cooperativa. Era il 2005 ed andavo avanti senza pormi troppo la questione di una fine. Sapevo che prima o poi sarebbe dovuta arrivare ma andavo avanti.

Il rischio di due incidenti in autostrada, entrambi nei primi mesi dello scorso anno ed entrambi dovuti a miei ‘colpi di sonno’, mi ha ricordato che per quanto io evitassi di pormi la questione, essa era sempre là ed io non potevo più ignorarla, rendendo a quel punto necessaria la triste decisione di fermarmi.

È stata una decisione per me assai dolorosa perché innaturale. Una decisione presa in contrasto con ciò che desideravo, che mi avrebbe invece voluto all’interno del lavoro istituzionale, che amo, ed insieme a voi della Cooperativa, a cui devo moltissimo.

Sono invece arrivato a dicembre dello scorso anno nella più totale insofferenza per automobile, autostrade, traffico, sveglie prima dell’alba e rientri con le code ai caselli, al punto da coprire- ne sono sicuro- il mio rapporto di amore per il lavoro che facevo e di affetto e gratitudine per le persone con le quali ho avuto la fortuna di lavorare nel corso di tutti questi anni. Mi riferisco alla dirigenza ma anche a colleghe e colleghi, responsabili, vice responsabili, operatrici ed operatori delle varie sedi.

Il mio ultimo giorno di lavoro è stato all’insegna della necessità di lasciare ogni cosa al suo posto (cartelle cliniche, relazioni di aggiornamento ecc), all’insegna di organizzare al meglio il passaggio di consegne a chi avrebbe poi preso il mio posto, purtroppo all’insegna della fretta per ciò che riguarda invece il fatto di rendere giusto onore ad un pezzo di vita trascorso insieme.

Diciannove anni di lavoro sono quasi la mia intera carriera lavorativa e sono anche buona parte della mia stessa  vita; una vita che si lega ad un pezzo di storia della Cooperativa e che non può essere assorbita nei passaggi di consegna finali.

C’è qualcosa che va al di là di tutto ciò. È altro che mi lega a tutti voi e che non si può riassumere nelle prassi formali con le quali una collaborazione si conclude.

Diciannove anni insieme non sono soltanto qualcosa che si ripete alcune ore alla settimana nel corso degli anni ma sono anche volti, luoghi, nomi propri di ognuno di voi, consuetudini, condivisioni di questioni di lavoro che fanno impegno comune ed unione, paesaggi di ogni singola sede, viaggi in auto per raggiungerla e per poi ripartire (che non erano solo un peso ma anche il momento per ripensare alle cose fatte).

Credo che tutto questo si possa riassumere nella parola amore. È esattamente di questo che non rende conto la fine di un legame appiattita ad un mero passaggio di consegne- come se ci fosse un domani insieme, anche quando un pezzo di vita si sta invece concludendo-.

I successivi sogni- ricorrenti- di luoghi volti e persone, che accompagnano le mie notti da mesi a questa parte, stanno invece a ribadire il sentimento di amore (e gratitudine) che ancora mi unisce a voi. È qualcosa che resiste nel tempo, una verità che non ha potuto trovare posto nei cosiddetti passaggi di consegna conclusivi ma che mi ribadisce ogni giorno quello che sono stati per me quei diciannove anni insieme a voi.

Una mancanza che mi ha accompagnato da dicembre 2019 ad oggi e che mi accompagnerà in futuro, perché una parte di me è rimasta lì con voi.

Con immensa gratitudine e con la speranza di potervi rivedere».

Nico

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