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La Cooperativa di Bessimo al Brescia Pride

Grazie di cuore ad Alessandra, Branka, Gabriella, Grazia, Greta, Guido, Massimiliano, Michele, Paolo, Ramona e Roberto per la loro partecipazione!! Di seguito l’articolo di Eugenio Barboglio di Bresciaoggi: Brescia Pride: un successo! Grazie alle cinque associazioni che hanno organizzato, alle 114 che hanno sostenuto e partecipato, e soprattutto alle migliaia di cittadine e cittadini che sono […]

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Grazie di cuore ad Alessandra, Branka, Gabriella, Grazia, Greta, Guido, Massimiliano, Michele, Paolo, Ramona e Roberto per la loro partecipazione!!

Di seguito l’articolo di Eugenio Barboglio di Bresciaoggi:

Brescia Pride: un successo!
Grazie alle cinque associazioni che hanno organizzato, alle 114 che hanno sostenuto e partecipato, e soprattutto alle migliaia di cittadine e cittadini che sono scesi in piazza con noi.
IL RADUNO. La città invasa da migliaia di persone per la manifestazione contro l’omofobia e le discriminazioni
L’abbraccio del Brescia Pride  unisce il «popolo» arcobaleno
Le vie del centro storico attraversate dal corteo dell’«orgoglio lgbt»
Quasi 10mila partecipanti con tanti attivisti anche da altre province
«Novemilanovecentonovanta», come un prezzo in vetrina, non arrotondato apposta per attirare i clienti. E’ il numero dei partecipanti secondo gli organizzatori, scandito dal palco prima di un liberatorio: «abbracciamoci tutti». E se anche fossero stati di meno, e può darsi che lo siano stati di meno, erano comunque tantissimi. Considerando che era il primo «Pride» bresciano, se lo si raffronta con gli esiti in altre città Brescia ne batte parecchie. Insomma, il «Brescia Pride» sembra proprio esser stato un successone. Con tanta gente che ha messo in piazza il proprio orientamento sessuale a testa alta, segnalato discriminazioni mai del tutto cancellate, rivendicato per sè i diritti di tutti. E tanti che hanno sfilato in appoggio a questi principi: in rappresentanza di associazioni o a titolo personale. FESTA E SERENITÀ, questi i connotati del parade arcobaleno di ieri. E un gran senso di liberazione dai pregiudizi, un’aria di libertà, e anche, certo, di libertinismo, con il gusto sottile della sfida ad una città che si sa molto cattolica, almeno nelle matrici politiche e culturali. La sfida alla città e alle sue istituzioni è serpeggiata nell’umore della piazza e si è fatta esplicita nelle parole di Vladimir Luxuria. «Alla faccia di quelli che dicevano che a Brescia non sarebbe stato possibile, che non sarebbe venuta gente. Alla faccia del sindaco Del Bono che non rappresenta questa città. Alla faccia di Massimo Gandolfini, predicatore di odio», ha detto la madrina della sfilata, prima di concludere dentro un’ovazione, provocatoriamente: «Mi proclamo io sindaco di Brescia». Emilio Del Bono non c’era, ha mandato un messaggio però: ho un impegno. In compenso c’erano tanti politici, ma nessuno più di quelli che si aspettavano, che avevano annunciato la loro presenza: Fondra, Bragaglio, Albini, Cammarata, Castelletti, Benzoni per citarne alcuni. Per dire che no, sorprese non ce ne sono state. Quello di destra in controtendenza col suo schieramento non si è visto. Invece si è vista una gran voglia di essere simpaticamente provocatori, «i Pride servono per sbigottire e scandalizzare. E il più grosso degli scandali è la felicità», ha detto la portavoce di quegli originali dei Pastaferiani. Provocazione sì, ma soprattutto gioia, musica sparata dai furgoni aperti che, come in una New Orleans o in una Rio De Janeiro, faceva ballare la gente, anche quella che non c’entrava col corteo, ma era lì ai lati delle strade o per pura curiosità o perchè era inevitabile, gli stavano passando sotto il naso, ma che si è fatta prendere dal ritmo. Dondolando i fianchi, e intanto «click», uno scatto con lo smartphone che ormai non si nega a nulla e nessuno. Partecipazione, ma anche indifferenza, ostilità invece pochissima, almeno non esplicita. Non parliamo di contromanifestazioni che non ce ne sono state, nè di fondamentalisti religiosi nè di movimenti di estrema destra, ma neppure la protesta isolata. Tranne sì, l’anziana signora che è uscita con il crocifisso, ma l’hanno presa tutti simpaticamente. Il kitsch e il pulp, insomma quella tendenza al carnevalesco che si vede in certi «Pride», qui sono stati marginali, han dato il giusto colore, altrimenti che Pride sarebbe stato. Se assomiglia ad un corteo dei sindacati – la Cgil c’era, e da promotrice, bandiere rosse di Rifondazione e Sinistra Italiana – non è un vero Pride. Sarà la sobrietà bresciana che alla fine è venuta fuori? ha commentato qualcuno. ERANO TANTI, ma hanno rispettato al secondo gli orari. Nonostante gli «stop and go», gli ingorghi in certe strade strette, le deviazioni imposte dal parroco di Sant’Afra che non voleva vedere il corteo passare dalla “sua” chiesa alla fine di corso Magenta: era argomento sulla bocca di molti. Tra i carri allegorici, il primo ad arrivare in piazza della Vittoria è il cavallo blu di Basaglia, che nel 1973 a Trieste fu simbolo della liberazione dei malati di mente e che qui è simbolo di una liberazione tout court. Studiata o no, sembra una scelta perfetta per fare da contraltare al cavallo di Paladino dall’altro lato della piazza. Polizia molta, ma senza ansia, sufficientemente certa che tutto filerà liscio. E a ragione. Si marcia contro le discriminazioni di genere, si marcia per i diritti di lesbiche, gay, transgender, il mondo Lgbt, ma è stato anche un fatto individuale sfilare al «Brescia Pride», per molti è stato un atto di coraggio personale. E sempre è un’affermazione di unicità, «la mia, la tua, di tutti»: «Orgogliosi di quello che siamo e di quello che sentiamo», hanno detto dal palco. «Ogni cuore nasce in modo diverso, ma non per questo va chiamato in modo diverso». © RIPRODUZIONE RISERVATA